Trip

Krakow

Chi mi segue su Instagram sa che sono stata a Cracovia poco tempo fa e sa anche che è stata un’esperienza meravigliosa, perché non ho smesso di ripeterlo e riscriverlo in ogni salsa e post. Questi giorni sono stati una ventata di aria fresca (gelida prevalentemente) sia a livello umano che professionale. Ma andiamo con ordine.

Una mattina, una di quelle mattine in cui aspetti di essere raccolto per strada come un gatto randagio, mi è arrivato il messaggio in Direct che mi ha portata fino in Polonia. Gabriele e Massimiliano, i due fratelli creatori di LetMeItalianYou, mi hanno invitata a visitare la loro pagina internet e, se interessata, a fare domanda per partecipare ad uno dei loro progetti. Io, che dopo qualche mese di vita a Parigi avevo imparato a dubitare di chiunque, passati i primi minuti di euforia pura, ho iniziato a riempirmi la testa di domande: perché hanno scritto a me, ma io non sono una fotografa, io uso solo il cellulare, io uso i filtri di VSCO, ma se fosse una bufala? Però, sulla scia dell’insegnamento che do quotidianamente ad Alice (la mia polpetta del babysitting), cioè imparare a dire di sì e ad uscire di casa una volta in più, non ho potuto dire di no.

Il progetto in sé consisteva in quattro giorni a Cracovia, tra visite guidate della città e workshop fotografici tenuti da fotografi professionisti, al termine dei quali avremmo dovuto consegnare un tot di nostre fotografie. Quello che mi spaventava erano i momenti vuoti, il fatto di essere lì fondamentalmente da sola, partendo senza conoscere nessuno. Per questo ho negato a me stessa il fatto che avevo comprato i biglietti aerei e saldato la caparra, ignorando la macchina fotografica, lasciata letteralmente a prendere polvere su uno scaffale. Il giorno prima della partenza, scegliendo quali obiettivi portare, cercavo di pulirli dalla polvere formatavisi in mesi di inutilizzo, immaginando che qualcuno se ne sarebbe accorto e avrebbe scoperto il mio segreto, cioè che non ero assolutamente una fotografa.

Come potevo immaginare che non ero la sola a farsi problemi del genere? Che da tutte le parti d’Italia e da alcune città europee altri ragazzi e ragazze partivano con le mie stesse paure, le mie stesse insicurezze, la mia stessa adrenalina in fondo allo stomaco?

Programma

  1. Giovedì mattina: visita per la città vecchia di Cracovia, sotto la bufera di neve, che rendeva impossibili gli scatti più semplici, mentre per fortuna avevo trovato qualcuno che, senza giudicarmi, mi insegnava come impostare la reflex per affrontare la luminosità della neve (Lara e Ale non smetterò mai di ringraziarvi, perché senza di voi la metà delle foto che ho fatto non esisterebbero). Processed with VSCO with a6 preset
  2. Giovedì pomeriggio: workshop sui paesaggi, dopo il quale siamo saliti su una collina, a piedi, in mezzo alla bufera, che non si era placata dalla notte precedente. È stato estremamente suggestivo e, anche se purtroppo l’unica cosa da fotografare era il bianco splendente della neve, la cosa interessante è stata vedere quello che ognuno di noi riusciva a valorizzare e ad inventarsi nonostante la mancanza di soggetti.
  3. Venerdì: il secondo giorno è stato il più difficile di tutti, siamo stati ai campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Ogni parola mi sembra superflua, senza senso. Si può stare a guardare, rimanere immobili, entrando nello sfuocato silenzio irreale di migliaia e migliaia di vite che sono passate da qui. Non si può fare altro, a parte chiedere perdono per gli sbagli dell’uomo ed essere migliore ogni giorno. Una ragazza, guardando le foto che avevo scattato in questa giornata, mi ha scritto una frase che mi ha colpita molto: un freddo non climatico, un freddo che tende al buio, all’assenza di amore e umanità. In molti mi hanno scritto per chiedermi come mi fossi sentita e in realtà non saprei dirlo. Era come se non riuscissi a provare niente, niente di umano, ero come sospesa e ho scattato una foto che rispecchia esattamente i miei sentimenti di quei momenti. Quell’alone sfuocato al centro è esattamente il modo in cui mi sono sentita, sfuocata e vuota. E ogni parola poi non ha più senso. E puoi stare a guardare, puoi rimanere immobile. Puoi entrare nello sfuocato silenzio irreale di migliaia di vite che sono da passate da qui. Non puoi fare altro. Puoi chiedere perdono per gli sbagli dell'uomo, puoi essere migliore, lo puoi essere ogni giorno. Lo devi essere ogni giorno. #letmeitalianyou #justgoshoot #vscoaward #vscogrid#liveauthentic #streetphotography#streetdreamsmag #neverstopexploring#mashpics #awesomeearth #airbnb#warrenjc #fantastic_earth#igpodium_mood #thecreatorclass#amazingphotohunter #exklusive_shot#moodygrams #agameoftones #way2ill#heatercentral #livefolk #ig_mood#profile_vision #main_vision #lavitainunoscatto

  4. Sabato: il terzo giorno il freddo era così impegnativo che quasi preferivo la neve. La visita al quartiere ebraico è stata interessante, ma complessa dal punto di vista fotografico. Quella mattina ho capito che se non si è in vena di fotografare è meglio lasciar perdere e aspettare ispirazioni migliori. Ho tenuto tutte le forze mentali per il workshop con le modelle del pomeriggio. Questo è stato il workshop più professionale dei tre, in cui una fotografa ci ha inizialmente dato consigli tecnici su come impostare la macchina fotografica e poi ci ha seguiti personalmente negli otto minuti che avevamo a disposizione tutti per noi, per fotografare le modelle. Quando ho letto il programma del viaggio per la prima volta, questa storia di passare otto minuti con la modella (che, essendo due le modelle, sono poi diventati sedici) mi terrorizzava: cosa avrei dovuto dirle? come dovevo farla posare? e se non avessi trovato la giusta combinazione per scattare una foto decente? Ed invece, grazie all’aiuto della fotografa, dei miei nuovi amici, delle modelle stesse, tutto è andato oltre a qualsiasi tipo di aspettativa, mi sono divertita talmente tanto che i minuti alla fine mi sono sembrati pochi e le tre ore passate nello studio sono volate senza che ce ne rendessimo conto.Processed with VSCO with a6 presetKrakow. 
È stata un'emozione scattare foto in un vero studio, con vere modelle e una fotografa professionista che ci dava tutte le dritte giuste. Ero molto in ansia all'idea di avere otto minuti in solitudine (che per fortuna ho condiviso con @maramanhattantravel ) con la modella, le luci e la mia reflex. Ma appena entrati nello studio mi sono resa conto di quanto mi piaccia scattare foto alle persone e che le modelle, grazie alla loro professionalità, facevano di tutto per metterci a nostro agio. E poi niente, lei è meravigliosa. ♥️
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  5. Domenica: il terzo workshop è stato quello che mi ha dato più soddisfazioni di tutti, quello sul cibo. Una foodphotography ci ha spiegato alcune tecniche e mostrato alcune composizioni, svelandoci anche un piccolo segreto: per fotografare dall’alto le composizioni lei si trovava meglio a scattare col suo iPhone (piuttosto che con la macchina fotografica, che ovviamente utilizzava per tutto il resto) perché riusciva ad ottenere un’immagine piatta senza difficoltà. Quando ci è stato detto che potevamo spostare tutto il cibo e gli oggetti di scena a nostro piacimento, creare composizioni e in sostanza fare tutto ciò che volevamo, mi è preso leggermente il panico. Eravamo più di trenta persone nella stanza e tutti si sono fiondati sulle cose contemporaneamente. Io ho iniziato a fare una composizione che non mi piaceva e che comunque non riuscivo a fotografare perché ci siamo messi in sei o sette ad accerchiarla, togliendole tutta la luce. Dopo decine di minuti di panico, in cui saltellavo da una composizione all’altra, ho visto in un angolo della stanza un pannello enorme di polistirolo, l’ho acchiappato e mi sono fatta largo sotto la finestra. Io a Ale abbiamo iniziato a fare una composizione che è piaciuta così tanto alla fotografa che l’ha fotografata anche lei, dicendo che era fiera di noi, che avevamo tipo gli occhi a cuore e il sedere che ci rideva dalla contentezza. Chi mi ha seguita in questo giorni sa che sono stata a Cracovia la settimana passata, con un gruppo di appassionati di fotografia per il progetto Discovery Krakov 9, organizzato da letmeitalianyou. 
Vi racconterò nel blog nello specifico che cosa abbiamo fatto e di cosa si trattava, quello che voglio dirvi ora è che non avrei mai pensato che sarebbe stato così bello. Sí, sapevo sarebbe stato emozionante, ma che avrei affrontato tempeste di neve, colline scivolose, poche ore di sonno, bagni in comune sempre contenta di farlo, sempre a mio agio e che si sarebbero creati legami così belli in così pochi giorni non avrei mai potuto immaginarlo.
In questa foto è ritratto il momento di gloria mio e di Alessandra @theldrama, perché la fotografa che ha tenuto questo workshop ha detto che era fiera di noi: avevamo gli occhi a cuore dalla gioia 😍
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Ho cercato di essere il più sintetico possibile in questa descrizione degli eventi a Cracovia. Nonostante le paure iniziali, non smetterò mai di ripetermi che aver trovato il coraggio di partire sia stata una scelta molto felice. Tornando a casa ho capito una cosa, cioè il fatto che fossimo tutti così aperti a fare conoscenza, a scambiarci consigli, storie, emozioni non credo sia stata solo una curiosa casualità: chi sceglie di fare un viaggio del genere ha già qualcosa che lo porterà a rendere quel viaggio speciale anche per altri. Le persone non collaborative, non desiderose di fare conoscenza e, soprattutto, quelle poco folli, non partono per esperienze del genere. In generale nella vita bisogna rischiare e con i due gemelli Massi e Gabri caschi in piedi.

Vi lascio il link con tutte le mie foto di Cracovia, se avete piacere di guardarle.

E se vi va passate a mettere like alla foto che ho scelto per partecipare al Contest di Letmeitalianyou (questo è il link all’album, la mia è quella coi due signori in mezzo alla neve) e lasciate un like anche alla loro pagina Facebook per rimanere aggiornati sui prossimi progetti!

 

Grazie per aver letto fin qua,

un bacio

Meri

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